22 Febbraio 2019

La protesta dei costruttori chilometri di nastri gialli contro i cantieri fermi

Un lunghissimo elenco di situazioni di degrado, opere pubbliche mai cominciate, o interrotte per mancanza di fondi, o impantanate nelle sabbie mobili della burocrazia. E qualche chilometro di nastro giallo per delimitarle, evidenziarle, additarle all’opinione pubblica e ai rappresentanti delle istituzioni. I costruttori edili sono arrabbiati, anzi inferociti, con il governo gialloverde e preparano forme di mobilitazione e protesta inedite, perfino spettacolari, nelle intenzioni. «Con il sito sbloccacantieri.it – racconta il presidente Gabriele Buia, emiliano, titolare dell’impresa che porta il nome della sua famiglia – abbiamo già censito quasi 600 opere bloccate, per un valore di 36 miliardi di euro che salgono a 125 se calcoliamo le ricadute sull’intero sistema economico nazionale». Non ci sono soltanto quelle che occupano da anni il tavolo del dibattito pubblico, dalla Tav Torino-Lione alla Gronda di Genova, dall’autostrada Tirrenica alla terza corsia della Firenze-Pistoia, ma anche decine, centinaia di opere minori: gli ospedali (il Morelli di Reggio Calabria e il Nuovo Ospedale di La Spezia), strade, ponti, tunnel, scuole (50 istituti in Friuli da adeguare alle norme antisismiche, ma quasi tutti i Comuni non dispongono dei progetti avanzati richiesti dal Codice appalti e non possono procedere con le gare). E poi il centro polifunzionale dei Carabinieri di Napoli-Pattison, lavori appaltati nel dicembre 2005 e mai cominciati; il Palazzo di giustizia di Reggio Calabria (fermo per mancanza di fondi); o il Centro intermodale di Sassari, concepito, progettato e finanziato da oltre 20 anni ma ancora ostaggio della burocrazia.

Cento opere sopra i 100 milioni di euro, almeno altre 500 di valore inferiore, fino a quelle piccolissime da decine o centinaia di migliaia di euro.
Ora l’Ance è pronta per la seconda fase dell’operazione: la sollecitazione diretta ai cittadini perché segnalino, sempre attraverso il sito sbloccacantieri.it, le situazioni di degrado, di incuria, di cattiva manutenzione di edifici, infrastrutture e opere pubbliche. A marzo partirà la segnalazione di questi cantieri, già aperti o soltanto potenziali, con il nastro giallo. Sempre che, per allora, il governo non compia passi decisivi sulla strada degli investimenti e della semplificazione burocratica. Fin qui, zero o quasi. E questa è la ragione della rabbia degli imprenditori, che vengono da un decennio di crisi sanguinosa che ha falciato migliaia di imprese e ha messo in crisi anche i colossi del settore.
«Dei 3 miliardi e mezzo di investimenti pubblici che avevano promesso, nell’ultima versione della Legge di stabilità sono rimasti poco più di 500 milioni: il governo ha preferito puntare sulle misure in deficit, quota 100 e reddito di cittadinanza, sacrificando gli investimenti», accusa Buia. E anche le promesse di snellimento delle procedure, che avrebbero dovuto trovar posto nel decreto semplificazioni, sono evaporate.
«Tre anni per un’autorizzazione del Cipe, due anni per un accordo di programma sottoscritto dalla Corte dei conti, il codice degli appalti, l’anticorruzione: una selva di norme e burocrazia, siamo al limite della sopportazione e la situazione invece di migliorare è in costante peggioramento», dicono gli imprenditori del settore, pronti a spendere con generosità la massima per cui «se non riparte l’edilizia non cresce l’economia: se sommiamo le costruzioni, la filiera industriale che fornisce i materiali necessari per i cantieri e il settore delle compravendite immobiliari arriviamo al 22% del Pil italiano. Il governo non può non occuparsi di un settore chiave dell’economia nazionale».

Fonte: La Repubblica